I legami industria-servizi? Esistono ancora, e la servitizzazione è territoriale

I legami industria-servizi sono più forti che mai, e la servitizzazione si sta diffondendo sempre di più nei territori

di Marco Paiola.
L’argomento di certo non è nuovo. Stavo preparando la tesi di dottorato quando studiavo gli articoli sui journal americani di fine anni ’80, in cui Quinn e Cohen dibattevano (con posizioni opposte) di quanto la terziarizzazione delle economie moderne (che prefigurava sistemi economici totalmente dediti alle attività di servizio) avrebbe impoverito il tessuto cognitivo delle economie, visto che il terziario da solo – anche quello più avanzato – ha bisogno di una interazione intensa e complessa (i cd. linkage) con un tessuto industriale possibilmente forte e avanzato; e di quanto di converso l’industria, per mantenere le sue doti di innovatività e di modernità abbia bisogno di un ecosistema di servizi ad alta intensità di conoscenza a cui affiancarsi per superare le sfide di un mondo tecnologico e competitivo sempre più complesso.

Anche il contesto attuale per via di complessità non scherza: è questo il motivo per cui l’argomento è tornato in auge. Alessandro Conte, Daniele Parolo e Paolo Govoni –  presidenti rispettivamente delle CNA di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna – hanno recentemente commentato come il manifatturiero del nostro territorio sia riuscito a resistere alla crisi grazie alle capacità innovative dovute alla forte interrelazione col terziario avanzato.

Questo è confermato anche dalle ricerche del DT-Lab, dalle quali emerge come il linkage tra le due categorie di aziende sia profondo e critico per la qualità dell’azione di entrambe, con processi cognitivi a doppio loop (qui puoi raggiungere il contributo al convegno internazionale da cui è tratto questo post) che prevedono relazioni fornitore-cliente sempre più connotate dalla partnership e condivisione di obiettivi, e dall’importanza della prossimità cognitiva e fisica.

La servitizzazione è nei territori

Andando con ordine, vediamo cosa accade tra le nostre imprese industriali di piccola e media dimensione e il tessuto di aziende di servizi B2B diffuse nei territori.
La parte del terziario su cui focalizziamo la nostra attenzione qui è quella del terziario avanzato, ovvero dei servizi ad alta intensità di conoscenza detti anche KIBS.  Tutto prende il via dal ruolo chiave che i KIBS possono rivestire per le imprese clienti (tipicamente le imprese manifatturiere) in termini di intermediazione di conoscenza e di attivazione innovativa. L’accesso, la manipolazione, il trasferimento e la disseminazione di conoscenze innovative, tecnologiche e non, rappresentano il mandato principale dei KIBS e il motivo della loro centralità nei processi di creazione di valore delle imprese clienti. È pertanto palese il loro ruolo di cerniera fondamentale tra applicazioni locali delle tecnologie e le attività di ricerca e sviluppo globali ad esse relative. Ma, di converso, anche i KIBS, per mantenersi all’avanguardia, necessitano di confrontarsi con problemi avanzati e clienti sofisticati, cioè hanno bisogno di interazioni con imprese manifatturiere con esigenze complesse e con strategie moderne di uso della tecnologia e della conoscenza per la creazione di valore. A loro volta, le imprese manifatturiere traggono una buona parte degli stimoli al miglioramento solo da una ridotta quota di clientela, caratterizzata da bisogni sofisticati e da una capacità di influenza tale da saper “farsi ascoltare” dalle imprese fornitrici nella evoluzione dei loro bisogni.

 

 

Come è possibile vedere nella figura mostrata qui sopra, si tratta di un doppio loop: l’attivazione delle migliori imprese utilizzatrici delle tecnologie (di processo, organizzative, di prodotto) diventa un elemento di spinta fondamentale nei confronti di una catena di attori a monte, attivando progetti complessi nelle aziende manifatturiere fornitrici che a loro volta coinvolgono soluzioni complesse e integrate da parte dei loro partner KIBS, che infine generano l’offerta di nuovi sistemi di prodotto-servizio che potenziano, estendono o ridefiniscono i business model delle imprese.

La servitizzazione dei territori come prodotto della digital transformation

È una dinamica circolare che ha come contesto i sistemi produttivi, locali e nazionali, ovvero il substrato stesso di imprese distrettuali del made in Italy e i servizi ad alta intensità di conoscenza diffusi nei territori. Questa dinamica riguarda direttamente svariate imprese che hanno partecipato alle ricerche del DT-Lab: partendo dall’azienda che costruisce macchine utensili e che, spinta dalla richiesta di un key- client ha esplorato il mondo della contrattualistica output-based o basata sulle performance, passando per la grande impresa alimentare che sta trasformando il suo business model sfruttando effetti lock-in che difendano il mercato dei consumabili, arrivando infine all’impresa di automazione industriale che usa le tecnologie dell’industria 4.0 per approfondire la relazione con i suoi clienti rispondendo a una richiesta di servizi sempre più avanzati. Un ulteriore esempio – un successo chiaro e inequivocabile – di questa dinamica circolare è il soggetto del convegno che DT-Lab e Confindustria Padova organizzano il 20 giugno 2018, i cui attori sono IllyCaffé e Bluewind (VEDI LOCANDINA e ISCRIVITI ALL’EVENTO).

Il risultato di questo processo di forte integrazione di conoscenze e tecnologie è che la progressiva crescita di complessità degli ecosistemi di impresa, legati alla diffusione delle tecnologie dell’industria 4.0 conduce inevitabilmente a una progressiva servitizzazione delle attività di ricerca, trasferimento tecnologico e offerta di competenze iper-specializzate, che molto spesso devono provenire dal territorio locale, dal momento che le relazioni di collaborazione per avere successo necessitano di prossimità cognitiva che sovente significa prossimità fisica.

In altre parole, è in corso una servitizzazione territoriale, che distribuisce sui nostri contesti locali le intelligenze richieste dallo sforzo di trasformazione che l’industria 4.0 e la digital transformation stanno chiedendo alle nostre imprese industriali.

Che ora, però, sanno di non essere sole in questo impegnativo cammino.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *