Digital Transformation, una rivoluzione oltre ‘AI’ e Industria 4.0: la capacità organizzativa è vincente

di Chiara Zanatta
Nei giorni scorsi abbiamo partecipato allo SMAU (principale fiera italiana dedicata alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione) tenutosi a Padova il 22 e 23 marzo. I numerosi workshop sui nuovi trend digitali e sulla digital transformation hanno riscosso molto interesse tra le imprese, mettendo in luce la grande curiosità diffusa su questi temi. Tra i molti interventi interessanti abbiamo scelto quello del Prof. Francesco Venier, Direttore del MIB School of Management di Trieste:Trasformazione digitale e capacità organizzativa”.

Digital Transformation: la tecnologia

AI, IoT, cloud e Big Data Analytics sono il nucleo tecnologico dell’industria 4.0 e della digital transformation: ma la vera scommessa è sulla capacità di raccolta e comprensione dell’utilità dei dati.

È già successo più volte in passato che le aziende siano state costrette a rivoluzionare le proprie strategie per stare al passo con i tempi e adeguarsi ai cambiamenti tecnologici. Ma la trasformazione in atto ora è da considerarsi unica nel suo genere.

La prima ragione è da ricercare all’interno dei prodotti stessi e, nello specifico, nella loro capacità di acquisizione e trasmissione dati: come abbiamo visto in un precedente post (vedi “Dall’Industria 4.0 ai Servizi 4.0: ecco perché la digital transformation sarà una rivoluzione dei servizi”), i prodotti non sono più oggetti isolati e passivi, ma sono in grado di comunicare informazioni direttamente alle aziende. Sono smart products, che assimilano e registrano dati riguardanti il loro utilizzo da parte dei consumatori e li trasmettono alle piattaforme cloud dei loro produttori o distributori, spalancando le porte a una serie di nuove possibilità di gestione e progettazione di prodotti e servizi, con evidenti benefici economici e non solo.

I prodotti diventano così le fonti primarie e più attendibili di informazioni per le imprese: si tratta di fonti immensamente più ricche che in passato ma, in maniera speculare, anche immensamente più caotiche. E solo le imprese che impareranno a leggere e interpretare questi dati riusciranno a sfruttare al massimo le potenzialità della trasformazione e a creare un valore aggiunto.

Digital Transformation: i modelli di business

Sono numerose le aziende che stanno investendo in tecnologia, ma non tutte lo stanno facendo nel modo corretto. E la tecnologia, da sola, non basta.

La radice del nostro problema è che siamo agli inizi di una grande ristrutturazione. Le tecnologie stanno correndo avanti mentre le nostre imprese e i nostri modi di lavorare assieme sono in grande ritardo.

Nel loro libro del 2015 “La nuova rivoluzione delle macchine”, Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee con il termine “ristrutturazione” facevano un chiaro riferimento alla digital transformation, descrivendola come un processo molto complesso, che potenzialmente permette la semplificazione delle attività aziendali migliorandone l’operatività e l’efficienza e riducendone i costi.

Ma fare digital transformation significa anche e soprattutto fare innovazione dei modelli di business delle imprese (vedi “Digital Transformation e Industria 4.0: i fattori di successo”). In questo nuovo paradigma, la tecnologia è solo uno degli elementi dell’innovazione, di certo di primo piano, ma non l’unico del contesto. Anche McKinsey, nel suo report del 2015 intitolato “Digital America: a tale of the haves and have-mores”, sottolinea che non è sufficiente investire in tecnologia, ma che è necessario lavorare sulle leve della digitalizzazione a tutto campo: parliamo di asset sia tecnologici che “soft”, e tra questi ultimi la variabile con un maggiore impatto è quella del lavoro.

Digital Transformation: gli effetti sul lavoro

E ora nelle aziende è aperta la caccia alle nuove professionalità.

Stiamo quindi parlando di un cambiamento che mette a rischio molte posizioni lavorative o che crea invece nuove opportunità?

Questa è la domanda assillante a cui per ora risulta ancora impossibile dare una risposta definitiva. Certo è che, dal punto di vista della gestione delle imprese, l’avvento della tecnologia e dell’AI (intelligenza artificiale) hanno rivoluzionato completamente le dinamiche aziendali rendendo obsoleti i modi tradizionali di produrre e fare impresa. Se può essere vero che si assisterà ad una contrazione per le posizioni a minor valore aggiunto, è altresì indubbio che nella digital transformation ci sarà un bisogno sempre più marcato di nuove professionalità più competenti, più formate, ma anche più creative e imprenditoriali, che sappiano interagire con i prodotti smart. Diventa quindi indispensabile, all’interno dell’azienda, un radicale cambiamento di prospettiva con investimenti non solo nella tecnologia ma anche nell’augmentation del capitale umano: l’obiettivo primario della trasformazione deve essere una nuova complementarietà tra workforce e robotica, secondo uno schema nuovo che vada al di là del tradizionale uso delle macchine per il solo fine dell’efficienza.

La giusta combinazione tra automation e augmentation sarà quindi la chiave del successo per le imprese:

are you doing it right?

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